Alone in the Dark: il ritorno del padre dei survival horror con la voce di lorenzo scattorin

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Alone in the Dark torna con la guida creativa del progetto di Mikael Hedberg.

Del resto, Alone in the Dark è un videogioco nato nel 1992 che, già allora,

ha saputo definire le regole del survival horror molto prima che il genere diventasse mainstream.

Fin dalle origini, infatti, il titolo si è distinto per atmosfere claustrofobiche, inquadrature fortemente cinematografiche e

una narrazione che poneva la paura psicologica al centro dell’esperienza.

Proprio per questo motivo, oggi la saga torna con una nuova versione che non si limita a riproporre il classico in chiave nostalgica,

ma sceglie consapevolmente la strada della reinterpretazione contemporanea. I

n questo senso, il nuovo Alone in the Dark si presenta come un progetto ambizioso,

capace di dialogare con la propria eredità senza restarne prigioniero.

Sviluppato da Pieces Interactive e pubblicato da THQ Nordic, il gioco è ambientato negli anni Trenta del Novecento e conduce il giocatore all’interno della Derceto Manor, luogo iconico e carico di memoria per la serie.

All’interno di questo scenario, dunque, la storia ruota attorno a due protagonisti giocabili,

l’investigatore privato Edward Carnby ed Emily Hartwood,

entrambi impegnati a indagare su eventi inspiegabili che, poco alla volta, scivolano l’incubo esistenziale.

A questo punto, appare evidente come uno degli elementi centrali del progetto sia il cast artistico.

Da un lato, Emily Hartwood ha il volto e la voce di Jodie Comer; dall’altro, Edward Carnby è interpretato da David Harbour

Lorenzo Scattorin è la voce italiana del protagonista.

Si tratta, quindi, di una scelta precisa, che va ben oltre la semplice presenza di nomi celebri.

A chiarirlo è lo stesso Mikael Hedberg, che ha dichiarato:

«Alone in the Dark è stato parte della mia infanzia.

In realtà non volevamo copiare l’originale, ma smontarlo e ricostruirlo con rispetto,

usando i suoi elementi come fondamenta per qualcosa di nuovo».

del titolo originaleDi conseguenza, la scelta di attori di fama internazionale non risponde a una logica puramente commerciale.

Al contrario, il team ha lavorato su performance complete, con doppiaggio integrato,

per restituire ai personaggi una fisicità e una credibilità emotiva il più possibile vicine al linguaggio cinematografico.

Hedberg ha spiegato:

«Volevamo personaggi che sembrassero persone reali, non avatar. Le interpretazioni hanno influenzato la scrittura e persino alcune scelte registiche».

Alone in the Dark adotta un’estetica che fonde horror gotico, suggestioni noir e riferimenti diretti all’arte e al cinema degli anni Venti e Trenta.

In questo contesto, è importante evidenziare come una delle curiosità più interessanti risieda nell’attenzione quasi maniacale al contesto storico:

arredi, costumi, linguaggio e persino le dinamiche sociali riflettono con coerenza l’epoca in cui è ambientata la storia.

Infine, anche dal punto di vista del gameplay, il titolo recupera elementi classici della serie,

come la gestione limitata delle risorse e il senso costante di vulnerabilità del protagonista.

Tuttavia, questi meccanismi vengono rielaborati in chiave moderna,

così da adattarsi alle aspettative del pubblico attuale senza perdere l’identità che ha reso Alone in the Dark un punto di riferimento per l’intero genere.