No other choice – non c’è altra scelta è il film diretto da Park Chan-wook dal romanzo The Ax di Donald E. Westlake con la sceneggiatura di Park Chan-wook, Don McKellar, Lee Kyoung-mi, Jahye Lee
I produttori di No other choice – non c’è altra scelta sono:
Jisun Back, Park Chan-wook, Michèle Ray-Gavras, Alexandre Gavras, Hyeon-am Oh mentre il Produttore esecutivo è Miky Lee.
Le case di produzione di No other choice – non c’è altra scelta sono: CJ ENM Co., CJ Entertainment, KG Productions, Moho Film.
Nel cast del film ci sono: Lee Byung-hun, Son Ye-jin, Park Hee-soon,
Lee Sung-min, Yeom Hye-ran, Cha Seung-won, Yoo Yeon-seok, Kim Woo Seung, Choi So Yul.
Francesco De Francesco è la voce italiana di Lee Byung-hun che nel film è Yoo Man-Su.
No other choice – non c’è altra scelta, al debutto venerdì 1° maggio alle 21:15 su Sky Cinema Uno, in streaming su NOW e disponibile on demand.
You Man-su , uno specialista nella produzione di carta con 25 anni di esperienza, è totalmente soddisfatto della propria vita.
Trascorre serenamente le sue giornate con la moglie Miri e i loro due figli, finché un giorno la sua azienda gli comunica senza preavviso il licenziamento.
Scioccato, Man-su giura, per sé stesso e per il bene della sua famiglia, di trovare al più presto un nuovo lavoro.
Nonostante la sua ferma determinazione a cambiare vita, passa oltre un anno saltando da un colloquio all’altro e lavorando in un piccolo negozio.
Rischia addirittura di perdere la casa che ha conquistato con tanti sacrifici.
Disperato, si presenta all’improvviso alla Moon Paper e cerca di consegnare il suo curriculum, ma finisce solo per essere umiliato dal caporeparto Choi Sun-
Man-su sa di essere più qualificato di chiunque altro per lavorare alla Moon Paper, e così prende una decisione ben precisa.
Park Chan-wook sul film ha detto:
“Mi interessava raccontare quel momento in cui una persona smette di vedere possibilità.
“Quando diciamo ‘non avevo altra scelta’, spesso stiamo cercando una giustificazione. Il film prova a mettere in discussione proprio questa idea.
Park Chan-wook ha riflettuto sull’impatto emotivo dell’opera:
“Non cerco mai di rassicurare lo spettatore.
Preferisco che esca dalla sala con delle domande.
Se il pubblico si sente a disagio, significa che il film ha fatto il suo lavoro”.
Il regista ha poi aggiunto:
“Viviamo in un’epoca in cui tutto viene semplificato. Io volevo fare l’opposto:
complicare, rallentare, costringere lo spettatore a restare dentro il disagio delle scelte”.
Lee Byung-hun ha raccontato il lavoro fatto per entrare nella psicologia del protagonista:
“All’inizio sembra una persona che reagisce a una crisi.
Poi capisci che ogni piccola decisione lo porta più lontano da sé stesso.
È stato fondamentale non forzare questa trasformazione, ma lasciarla emergere.
Penso che molti spettatori si riconosceranno in quella sensazione di essere intrappolati. Non nelle azioni, ma nelle emozioni.
È lì che il film colpisce davvero”.
Son Ye-jin ha invece posto l’attenzione sul rapporto tra i personaggi e sulle dinamiche emotive:
“Tra i protagonisti non c’è mai una relazione semplice.
Ogni dialogo nasconde qualcosa, ogni gesto ha un doppio significato. Ho cercato di lavorare proprio su queste ambiguità”.
E ancora:
“Il mio personaggio vive un conflitto costante tra ciò che sente e ciò che è costretta a fare.
È una tensione che non si risolve mai completamente, ed è questo che lo rende così umano”.
Park Hee-soon si è soffermato sul tema della responsabilità:
“Nel film nessuno può davvero dire ‘non è colpa mia’.
Anche quando le circostanze sono estreme, c’è sempre un momento in cui scegli.
E quel momento definisce tutto”.

